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NUOVO DECRETO REQUISITI MINIMI: COME PUÒ CAMBIARE LA CLASSE ENERGETICA?

nuova classificazione energetica

luca

Da mesi si parla del “nuovo decreto requisiti minimi” per le prestazioni energetiche degli edifici. La domanda che ricevo più spesso è semplice: cosa cambierà davvero per le classi energetiche e per chi vuole affittare o vendere casa?In questo articolo faccio chiarezza, senza allarmismi e senza giri di parole: ti dico quando entra in gioco, quali novità porta (in pratica, non in teoria) e quali immobili rischiano di essere penalizzati nei prossimi anni. L’obiettivo non è fare polemica: è darti una bussola per decidere con calma quando e come intervenire.

Da mesi si parla del “nuovo decreto requisiti minimi” per le prestazioni energetiche degli edifici. La domanda che ricevo più spesso è semplice: cosa cambierà davvero per le classi energetiche e per chi vuole affittare o vendere casa?In questo articolo faccio chiarezza, senza allarmismi e senza giri di parole: ti dico quando entra in gioco, quali novità porta (in pratica, non in teoria) e quali immobili rischiano di essere penalizzati nei prossimi anni. L’obiettivo non è fare polemica: è darti una bussola per decidere con calma quando e come intervenire.


Quando esce il nuovo decreto e da quando si applica

  • A che punto siamo: il 30 luglio 2025 lo Stato e le Regioni hanno trovato l’intesa sul testo che aggiorna il D.M. 26/06/2015 (il famoso “Requisiti Minimi”). È l’ultimo passaggio politico prima della pubblicazione.

  • Cosa manca: serve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

  • Quando entra in vigore: 180 giorni dopo la pubblicazione (quindi circa 6 mesi più tardi). Questo “periodo-cuscinetto” serve a software, uffici tecnici e operatori per adeguarsi.

Tradotto: oggi non è ancora operativo, ma lo sarà nel giro di pochi mesi dall’uscita in Gazzetta. Se stai pianificando lavori, vale la pena allineare i progetti alle nuove regole per non ritoccare tutto tra qualche mese.


Perché questo aggiornamento adesso: lo sfondo europeo (EPBD 2024)

L’aggiornamento italiano si muove dentro la nuova cornice europea, la Direttiva EPBD (recast) 2024 – chiamata da molti “Direttiva Case Green”. Due punti chiave:

  1. Edifici residenziali: ogni Paese deve ridurre l’energia primaria media del parco residenziale di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Non si parla più di “tutti in classe E o D per forza”, ma di traiettorie nazionali con forte concentrazione sugli edifici peggiori.

  2. Edifici non residenziali: arrivano i MEPS (standard minimi di prestazione). Bisognerà riqualificare il 16% degli edifici peggiori entro il 2030 e il 26% entro il 2033, secondo soglie fissate a livello nazionale (espresse in kWh di energia, primaria o finale). È qui che la “stretta” sarà più visibile.

Questo è lo scenario entro cui si colloca il nuovo decreto italiano.


Cosa cambia nel decreto (in pratica)

Il cuore del provvedimento è tecnico, ma provo a riassumere in modo semplice cosa ti tocca davvero:

1) Nuovo “edificio di riferimento” e calcolo più coerente

Il decreto aggiorna il modo in cui si confronta l’edificio reale con un edificio “gemello” di riferimento. Questo migliora la coerenza del calcolo e rende più uniformi le verifiche in tutta Italia. In concreto, i ponti termici rientrano in modo più completo nell’edificio di riferimento: balconi, serramenti, soglie, architravi, ecc. Risultato? Valutazioni più realistiche e meno discrezionalità.

2) Involucro: trasmittanze e H’t

Sono aggiornati i limiti (trasmittanze delle strutture opache/trasparenti) e il modo di verificare la qualità dell’involucro(parametro H’t). Per molte ristrutturazioni conteranno di più i controlli puntuali: se una parete o una finestra non è a norma, non passa. È una spinta chiara a progettare meglio l’involucro, non solo l’impianto.

3) Impianti, automazione e mobilità elettrica

Per i non residenziali con grandi impianti termici è ribadito l’obbligo di sistemi di automazione e controllo (BACS): più misura e regolazione, meno sprechi. Si rafforzano anche le prescrizioni per la predisposizione delle ricariche dei veicoli elettrici dove ci sono parcheggi. Sono scelte coerenti con le direttive europee e la digitalizzazione degli impianti.


APE e classi energetiche: si spostano?

La domanda delle domande. La risposta breve è: sì, è possibile.

Perché? Se cambia l’edificio di riferimento e si aggiornano metodi e limiti, cambia anche il metro con cui misuriamo le prestazioni. Diversi approfondimenti tecnici segnalano che l’APE (Attestato di Prestazione Energetica) subirà aggiustamenti: in alcuni casi lo stesso edificio (senza interventi) potrebbe collocarsi in una classe diversa rispetto a prima. Non è “una punizione”: è una ricalibrazione del sistema, più allineata agli standard europei e più attenta ai dettagli (ponti termici, per esempio).

Cosa significa per te?

  • Se oggi sei al limite tra due classi, con le nuove regole potresti scivolare in basso (o, se il tuo edificio è virtuoso su aspetti prima poco valorizzati, potresti salire).

  • Gli immobili datati con involucro debole e impianti tradizionali rischiano la retrocessione più frequente.


Chi rischia di essere penalizzato nei prossimi anni (e perché)

1) Non residenziale “energivoro”

Uffici, negozi, capannoni, hotel costruiti tra anni ’60-’90 con involucro scarso e impianti a combustibile fossile sono nel mirino dei MEPS: essendo tra i peggiori, dovranno riqualificare entro scadenze precise (2030 e 2033 per quote significative del parco). Chi non programma interventi potrebbe trovarsi con immobili meno utilizzabili/affittabili o fortemente svalutati.

2) Residenziale “F-G” senza piani di intervento

Nelle abitazioni non c’è (a livello UE) un divieto automatico di vendere/affittare sotto una certa classe. C’è però un obiettivo nazionale di riduzione dei consumi spinto soprattutto dagli edifici peggiori. Tradotto: incentivi, requisiti e controlli tenderanno a spingere chi è in fondo alla scala a intervenire prima. Il mercato (banche, acquirenti, affittuari) già oggi penalizza le classi basse con prezzi più bassi e costi energetici più alti.

3) Condomìni con forti ponti termici e centrali obsolete

Facciate a cassetta anni ’60-’70, balconi passanti, serramenti vecchi, impianti centralizzati non bilanciati: con il nuovo calcolo questi nodi pesano di più. Se non si programma almeno una riqualificazione dell’involucro (cappotto, sostituzione serramenti, isolamento sottotetto/lastre) e la conversione impiantistica (pompa di calore dove tecnicamente ed economicamente sensato), la classe farà fatica a migliorare.


Affitto e vendita: cosa cambia davvero (spoiler: niente divieti “secchi”, ma la soglia si alza)

  • Nessun “ban” UE automatico alla vendita o locazione per immobili in classe bassa. Per i non residenziali ci saranno soglie minime e scadenze; per il residenziale conta la riduzione media nazionale dei consumi. Gli Stati possono poi stringere a livello nazionale (requisiti per locazioni, incentivi selettivi, priorità di intervento).

  • In Italia, il nuovo decreto aggiorna come si calcola e si verifica: di riflesso l’APE cambia look e sostanza. Il mercato farà la sua parte: mutui, assicurazioni, canoni e valori premieranno gli immobili efficienti e spingeranno gli altri verso interventi graduali.

Il messaggio è semplice: non aspettare la sanzione, lavora sul piano.


Cosa fare adesso: una tabella di marcia concreta

  1. Conosci il punto di partenza
    Se l’APE è datato o fatto “di fretta”, rifallo bene (curando rilievo, stratigrafie, ponti termici). Con il nuovo decreto cambiano i pesi: serve una diagnosi seria per capire dove conviene intervenire.

  2. Fai un “pre-audit” leggero (1-2 settimane di lavoro tecnico)
    Obiettivo: tre scenari low/medium/high con costi, risparmi, salto di classe previsto e priorità tecniche(involucro prima dell’impianto quando ha senso, o interventi combinati).

  3. Pianifica per fasi (soprattutto in condominio)

    • Fase 1: interventi “ad alta resa e basso impatto” (isolamento sottotetto, regolazione emissivi, tenuta all’aria sui serramenti esistenti, bilanciamento impianto).

    • Fase 2: involucro (cappotto, serramenti, ponti termici mirati).

    • Fase 3: impianto (pompa di calore, ibridi, VMC dove serve, BACS per non-res).
      In ciascuna fase valuta pratiche, tempi, incentivi e cantierabilità.

  4. Non trascurare la documentazione
    Con il nuovo metodo, progetto energetico e relazioni (ex Legge 10, APE) devono essere coerenti e tracciabili. Evita scorciatoie: costano care quando cambi normativa.

  5. Ragiona sul valore, non solo sulla bolletta
    Un salto di classe ben progettato non riduce solo i consumi: stabilizza il valore dell’immobile, accorcia i tempi di vendita/locazione e riduce i rischi (normativi e finanziari). Il mercato sta già scontando gli immobili energivori.


Esempi rapidi (per farti un’idea)

  • Appartamento anni ’60 in condominio, classe F-G
    Cappotto su prospetti più esposti + serramenti basso-emissivi + isolamento del sottotetto + bilanciamento impianto centralizzato: spesso 2 salti di classe con lavori “standard”. La sostituzione della sola caldaia non basta.

  • Negozio 300 m² su strada, vetrine ampie, split datati
    Schermature solari + vetrate a controllo solare + recupero efficienza sull’illuminazione + pompa di calore canalizzata con BACS base: miglioramento comfort e risparmio operativo che si riflette sul canone sostenibile.

  • Hotel 1970, centrale termica a gas, coperture non isolate
    In vista dei MEPS: isolamento coperture e facciate, recupero di calore su aria/ACS, PDC ad alta temperatura in ibrido, BACS evoluto per camere e spazi comuni. Qui il tema non è “se” riqualificare, ma “quando e con quale phasing”.


Domande frequenti (brevi, chiare)

Il mio appartamento in classe F potrà essere ancora affittato?
Sì, non c’è un divieto UE automatico. Ma tra nuova metodologia e spinta alle riqualifiche, conviene pianificare interventi per salire di classe e mantenere appetibilità.

Quanto contano i ponti termici nella nuova impostazione?
Di più. Rientrano anche nel riferimento: ignorarli oggi significa perdere classe domani.

Vale la pena aspettare la pubblicazione in Gazzetta?
Non per fermarti: usa questi mesi per diagnosi e progetto. Quando il testo sarà in vigore (180 giorni dopo la G.U.), sarai già pronto.


Conclusione: niente panico, serve metodo

Il nuovo decreto non è una “ghigliottina”: è un cambio di metro che rende più serio e coerente il modo in cui misuriamo l’efficienza degli edifici. L’Europa ci chiede un taglio reale dei consumi (soprattutto negli edifici peggiori) e l’Italia allinea il proprio modo di calcolare e verificare.
Chi programmerà per tempo un percorso di riqualificazione farà meno fatica a vendere, affittare e finanziare. Chi aspetterà “il giorno prima” correrà dietro ai problemi. Il messaggio è questo: pensa a un piano, non a un intervento spot.

Ing. Marcenaro Luca

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