Un’altra tegola si abbatte sul Superbonus. Nonostante la proroga “ufficiale” fino al 31 dicembre 2025 (e addirittura fino al 2026 per le aree sismiche), la misura è da tempo “morta di fatto. Adesso si aggrava un crac silenzioso: i SAL – stati di avanzamento lavori – vengono contestati retroattivamente, lasciando migliaia di famiglie esposte a richieste di rimborso milionarie, con interessi, sanzioni e pressioni bancarie.
Le mie riflessioni da professionista: un allarme sin dall’inizio
Personalmente, avevo nutrito perplessità sin dalle prime settimane del Superbonus. Nel mio lavoro da ingegnere edile, ho seguito solo clienti con adeguata disponibilità finanziaria: o in grado di anticipare i costi o di ottenere un finanziamento bancario. L’assenza di un reale tetto ISEE ha fatto sì che l’incentivo si rivolgesse più a famiglie abbienti che a quelle in maggiore bisogno, generando inevitabilmente una disparità sostanziale.
I “pochi fortunati” e gli “esodati del Superbonus”
In effetti, numeri e studi lo confermano: oltre alle migliaia di interventi, è stata spesso solo una piccola fetta della popolazione (quella con liquidità immediata o credibilità bancaria) a beneficiarne veramente. Accanto a loro si sono formati i cosiddetti “esodati del Superbonus”: persone che, dopo aver avviato i lavori – con crediti incassati o sconti in fattura approvati – vengono oggi “stoppate” e segnate come debitori dallo Stato.
Secondo l’Associazione Esodati del Superbonus, molte famiglie si ritrovano sull’orlo del baratro: obbligate a vendere casa, ricorrere al tribunale o, peggio, svuotate da richieste di rimborsi retroattivi anche a causa delle “forniture a piè d’opera” che ora, all’improvviso, non vengono più conteggiate nel SAL.
Cos’è cambiato? Le forniture “a piè d’opera” escluse dal 30 % SAL
Il cardine della controversia è un parere del MEF del 12 novembre 2024: le forniture consegnate e pagate, ma non materialmente installate, non valgono più per il calcolo del SAL del 30 %. In altre parole, se hai pagato per le finestre, i pannelli o la pompa di calore presenti a “piè d’opera”, ora quelle spese potrebbero non contare più e riportarti indietro con l’Agenzia delle Entrate.
È un colpo durissimo, perché molti professionisti – ordini, tecnici e imprese – avevano seguito le prassi consolidate, senza immaginare possibili interpretazioni retroattive. Il risultato? SAL rigettati, crediti bloccati e famiglie impossibilitate a concludere i cantieri.
Due casi concreti: drammi che pesano sull’anima
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Milano, febbraio 2025: un committente, dopo aver visto svanire ogni possibilità di concludere i lavori – tra banche restie e SAL contestati –, si trova sommerso da richieste di rimborso. In un gesto estremo, mette tragicamente fine alla propria vitafacebook.com+9esodatidelsuperbonus.it+9lavoripubblici.it+9. Un episodio che scuote la coscienza nazionale.
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Provincia del Sud: una coppia con due figli in età scolare aveva avviato l’isolamento termico della propria abitazione. Le forniture erano consegnate, ma il cantiere si interrompe per difficoltà di liquidità. Il SAL viene contestato: ora rischiano non solo di non completare i lavori, ma di dover restituire 80.000 €, vanificando anni di sacrifici.
In entrambi i casi, emerge un’ingiustizia palese: persone in buona fede, sostenute da professionisti, lasciate sole di fronte a regole in continuo mutamento.
Lo spazio di riflessione e l’appello alla speranza
Di fronte a questi drammi, urge una presa di posizione decisa:
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Moratoria immediata sui rimborsi e sulle contestazioni dei SAL relativi al Superbonus;
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Norma di salvaguardia che riconosca le forniture a piè d’opera, in linea con prassi tecniche consolidate;
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Tutele specifiche per le famiglie che rischiano di perdere casa o di finire inghiottite da debiti inaspettati.
Chi ha creduto nello Stato e ha messo in piedi cantieri, economie e risparmi merita concretezza, non abbandono.
Chiudo con un invito: facciamo rumore, insieme
Se hai vissuto o stai vivendo situazioni simili, condividi le tue esperienze nei commenti: la tua voce conta. Se conosci altri casi simili, diffondi questo articolo, perché solo un coro di testimonianze può richiamare l’attenzione delle istituzioni.
Speranza e responsabilità possono ancora cambiare le cose: solidarietà, pressione civile e dialogo sono la strada. Commenta, condividi, fai sentire la tua voce. Non lasciamo che queste storie restino solo numeri.
Ing. Luca Marcenaro


